«Disobbediente»

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di Marco Vichi

«Sei triste?» chiese Giuliana.
«Un po’ sì…»
«Hai voglia di dirmi come mai?»
«Be’, ieri sera in discoteca ho lasciato il mio ragazzo» disse Susanna, dopo un lungo sospiro. Era sdraiata sul divano a occhi chiusi, con il capo appoggiato sulle ginocchia di Giuliana, che le accarezzava dolcemente i capelli. La luce del pomeriggio filtrava appena dalle tende, e la stanza era immersa in una penombra riposante.

«Sei giovanissima, ti passerà presto.»
«Forse…» mormorò Susanna, senza aprire gli occhi. Le piaceva stare rannicchiata come una bambina, a farsi coccolare.
«Ma non sei stata tu a lasciarlo?»
«Sì…»
«E allora?»
«Preferirei essere lasciata, ma non succede mai.»
«Sei troppo bella, cara mia» disse Giuliana.
«Non sono bella, sono… carina.»
«No no, sei bellissima.»
«Dai, non puoi essere obiettiva» protestò Susanna.
«Certo che lo sono. Sei bellissima, perché sei uguale a me quando avevo la tua età» disse

Giuliana, sorridendo.
«Ah, ecco…»
«Ma ai miei tempi, avere un fidanzato a quindici anni era quasi impossibile.»
«In che senso, impossibile?»
«Un sacco di cose erano impossibili. È cambiato tutto.»
«Dai nonna, racconta…»
«Cosa vorresti sapere?»
«Di quando eri ragazzina» disse Susanna, curiosa.
«Com’è che a un tratto ti interessa parlare con me?»
«Be’, quando ero alle medie, la prof di italiano diceva che i nonni sono una miniera di ricordi, e che farsi raccontare il passato è bello e interessante.»
«Ci hai messo un bel po’ a darle retta.»
«Meglio tardi che mai, no? Dai, raccontami qualcosa, oggi mi piace.»
«Va bene… Vediamo… Posso raccontarti che per punizione mio padre mi chiudeva in camera a chiave, a volte anche per una settimana.»
«Dai, nonna… Non ci posso credere…»
«Eh sì, adesso sembra strano anche a me. Ma a quei tempi i genitori avevano un potere enorme sui figli.»
«Pensavo che il medioevo fosse finito qualche secolo fa» disse la ragazzina, abbracciando i fianchi della nonna.
«Quando mio padre mi chiudeva in camera, potevo soltanto mettermi a piangere. Non mi passava nemmeno per la mente di ribellarmi.»
«Non potevi scappare dalla finestra?»
«Certo, avrei potuto, ma come ti dicevo non mi sarebbe mai venuto in mente.»
«Be’, io se il babbo mi chiude in camera a chiave lo denuncio, poi scappo di casa e non torno mai più, e magari gli do fuoco alla macchina» disse Susanna, ridendo.
«Lo so, lo so, ma tuo padre non farebbe mai una cosa del genere.»
«E insomma? Perché ti chiudeva in camera?»
«Lo faceva quando ero disobbediente.»
«Che palle questa parola… Disobbediente…»
«Una volta mi vide a braccetto con un ragazzo, la vigilia di Natale. Successe il finimondo. Mi chiuse in camera per tutte le vacanze, ma se fosse successo nel periodo di scuola avrebbe fatto lo stesso. E ovviamente niente regali.»
«Per un bacio?»
«Macché bacio, eravamo solo a braccetto» disse la nonna.
«Quanti anni avevi?»
«Vediamo… Era il… Sì, avevo quasi diciotto anni.»
«Cosa?»
«Eh sì…»
«Allora a me cosa avrebbe fatto, tuo padre? Mi avrebbe murata viva?»
«Probabilmente sì» disse la nonna, ridendo.

«Racconta ancora, dai…»
«Visto che sei così ben disposta, ti racconto com’eravamo trattate noi donne ai miei tempi, prima di quell’anno importante che fu il ’68.»
«Sì, ne ho sentito parlare…» disse Susanna, ma si capiva che non ne sapeva nulla.
«Dopo quell’anno cambiò tutto, ma non sempre in meglio, e noi donne in un certo senso fummo sacrificate sull’altare di una finta libertà… Ma ogni cosa a suo tempo…»
«Non so davvero immaginare un mondo diverso da quello di oggi.»
«Apri le orecchie e reggiti forte, si parte per un viaggio nel passato.»
«Sì, che bello…»
«Aspetta a dirlo. Ti racconterò cose non piacevoli, e non ti risparmierò i momenti più crudi. Lo faccio oggi, perché chissà quando tornerai da me a chiedermi di raccontare.»
«Sono pronta» disse Susanna, e si rannicchiò ancora di più.

Mio padre era quello che allora si diceva “un uomo tutto d’un pezzo” […]

Il racconto di Marco Vichi, ispirato a “L’assassino senza mano”, è contenuto in «Storie crudeli – le novelle toscane, oggi»… scaricalo ora in ebook)