La Produzione in «Storie crudeli»

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Storie crudeli, com’era giusto nello spirito toscano

Calvino divise le fiabe per Regioni. All’interno delle Regioni intravide per le sue fiabe origini ancora più locali. Definì allora distinzioni geografiche di zona, città, finanche di paesi. Se è vero che gli archetipi e i nuclei emotivi delle fiabe sono universali, è pur vero che l’interpretazione di queste storie è, di fatto, opera di popoli e comunità ristrette.

In Toscana, per esempio, le novelle sono ricche di invenzioni e si nutrono di una fantasia asciutta. I narratori toscani non si perdono mai dietro all’elemento meraviglioso o al soprannaturale, allo sdolcinato e all’eccessivo edificare. Operano con una malizia che sfocia quasi in cattiveria. Ma nel loro novellare ti fanno capire che il loro compito è proprio farti soffrire.

S’intende… far soffrire l’ascoltatore per far capire meglio la lezione!

Ma oggi ci sono nuovi ascoltatori di novelle. Sono i giovani delle scuole e, anche e soprattutto, adulti, curiosi e appassionati di Teatro di Narrazione.

Toscani come i nostri avi, si sono seduti e, nel buio della sala, hanno ascoltato Lorenzo Degl’Innocenti, accompagnato da Aldo Gentileschi che suonava il piano e interagiva nella scena, seguendo i possibili divenire delle narrazioni, mutabili come la vita.

Come una storia nella storia, i due attori narravano i testi scritti da Marco Vichi, Gianni Garamanti, Anna Maria Falchi e Enzo Fileno Carabba.

Ogni vicenda era stata illustrata con maestria e ingegno evocativo da Marco Serpieri (già illustratore per Mondadori).

Durante lo spettacolo era richiesto di accettare l’ufficio del narratore toscano, che sa essere crudele e molto cinico: il pubblico accettava la sorte d’ascoltatore, con bonarietà, con un po’ meno dell’allegria e, di certo, con finale soddisfazione.

Sì, perché queste storie non hanno mai deluso, mai. Proprio come le novelle toscane di una volta.

In fondo la Novella è una risorsa di esperienze che conserva i fondamentali caratteri d’immediatezza e vivacità della narratologia moderna. Queste toscane t’incollano alla poltrona, incuriosito, colmo di attenzione e a volte ti fanno sobbalzare!

Il progetto “La novella ‘un è bella se sopra ‘un ci si rappella”

“Storie crudeli” ha origine dal progetto intitolato: “La novella ‘un è bella se sopra ‘un ci si rappella” che, se tradotto, è come dire: una storia non è bella se non ci riconosciamo dentro.

Con questo progetto, a ottobre 2018, l’ASD Dance Performance ha vinto il bando di Fondazione CR Firenze “Nuovi pubblici”.

Il Museo della Narrazione contribuì all’organizzazione e alla promozione degli spettacoli nello stesso spirito degli autori (Enzo Carabba, Anna Falchi, Gianni Garamanti e Marco Vichi), guidando l’attore Lorenzo Degl’Innocenti e l’illustratore Marco Serpieri a dar nuova vita alle novelle toscane, oggi.

Fondazione CR Firenze ha finanziato il progetto “La novella ‘un è bella se sopra ‘un ci si rappella” stanziando per la seconda edizione del bando “Nuovi pubblici” le necessarie risorse economico finanziarie sul tema dei nuovi pubblici destinate allo spettacolo dal vivo.

Con il progetto ideato, scritto e gestito dal presidente del MUNAR, , l’Associazione Sportiva Dilettantistica Dance Performance si aggiudicò il bando di Fondazione CR Firenze, ottenendo un contributo pari all’80% delle spese complessive in budget per lo sviluppo e la diversificazione dei pubblici dello spettacolo dal vivo nella zona del Chianti fiorentino. Il 20% arrivò facilmente dalla vendita dei biglietti in sala.

Bando “Nuovi pubblici 2018”

“Nuovi pubblici” è un programma annuale di supporto al territorio giunto nel 2018 alla sua seconda edizione e per il quale la Fondazione, in linea con le più recenti politiche culturali europee, supporta progetti di audience development e audience engagement.

Infatti, il progetto da cui ha origine la serie di spettacoli “Storie crudeli” è volto a potenziare luoghi e performance dello spettacolo dal vivo. Secondo recenti indagini ISTAT, lo spettacolo dal vivo in Toscana (teatro, danza, eventi concertistici e lirici), l’80,8% circa dei residenti in Toscana non ha frequentato eventi di spettacolo negli ultimi 12 mesi. Del rimanente 20%, solo il 14,6% della popolazione compresa tra i 15 e i 24 anni ha partecipato a uno spettacolo di teatro, ascoltato un concerto o assistito a un opera lirica… Nemmeno il 15%!

Quindi, in linea con le più recenti politiche culturali europee, nel 2018 Fondazione CR Firenze mise a disposizione per questo Bando ben 200.000 € da suddividere per progetti di audience development e audience engagement.

In ambito di produzioni culturali, le definizioni delle due azioni di marketing sono tratte da recenti pubblicazioni (tra le quali di particolare importanza sono: Breaking the fourth wall, Proactive Audiences in the Performing Arts, 2018 e Engageaudiences, How to place audeinces at the center of cultural organisations 2017).

Per Audience development s’intende il coinvolgimento attivo con le dimensioni diverse e interrelate di percezione, comprensione, interpretazione, valutazione e risposta

Per Audience engagement, invece, s’intende il processo strategico e dinamico di allargamento e diversificazione del pubblico e di miglioramento delle condizioni complessive di fruizione

“La novella ‘un è bella se ‘un ci si rappella”

Dunque, il progetto presentato a Fondazione CR Firenze da Dance Performance era volto a potenziare le performance dello spettacolo dal vivo in Toscana. Specifica attenzione è stata prestata alla formazione di un nuovo pubblico critico nelle scuole e tra le nuove generazioni. Anche se è stato chiaro fin dai primi passi di sviluppo, già in fase di studio e progettazione a cura del Museo della Narrazione e InterplayCom di Gianni Garamanti, che il miglioramento doveva essere affrontato in termini di fruibilità, qualità, comunicazione e diversificazione dell’offerta culturale.

Noi siamo le storie che narriamo

Il ruolo delle storie nelle nostre vite è fondamentale. Come Comunità nasciamo dentro le storie, perché quelle storie le viviamo giorno per giorno tutti insieme e, alla fine, moriremo lasciando in eredità nuove storie.

Quindi, le storie sono intese qui come esperienze di vita: l’unico modo che hanno gli esseri umani di preservare e dare un senso alla loro esistenza, insieme.

Tramite la narrazione delle storie possiamo capire meglio l’ambiente che ci circonda, i nostri simili e le relazioni.

Dunque, narrare fa aumentare le capacità di rendere utile la nostra vita e condividere luoghi, progetti e orizzonti comuni. Conoscere chi viene da lontano, nel tempo, nelle esperienze diverse.

Lo spettacolo dal vivo

In teatro sono state narrate delle storie dal vivo. Infatti, il Teatro offre la possibilità di andare oltre l’effetto di straniamento tipico della diffusione mediata (internet, televisione, cinema, radio…).

In sala è possibile conoscersi attraverso le parole, che conducono nell’immaginario o producono racconti di viaggio, di eventi… parole che ci fanno provare ancora emozioni.

Nel Teatro di Narrazione, la vicinanza diventa occasione di incontro.

La fase di Scrittura

Con la scrittura dei testi dello spettacolo di “Storie crudeli – Lo spirito delle novelle toscane, oggi” gli autori hanno lavorato senza riserbo e rèmore su personaggi e contesti delle opere originali…

Gli autori Carabba, Falchi, Garamanti e Vichi si sono posti innanzitutto l’esigenza di trasmettere ancora valori e principi, tradizione e conoscenze. Hanno puntato però su una forma e trattato temi molto attuali.

Rispetto a Italo Calvino, a Carlo Lapucci e ai vari Nerucci, Imbriani e gli altri grandi raccoglitori di novelle italiane, i quattro autori toscani vanno però controcorrente. Infatti, per il teatro di narrazione di Degl’Innocenti, hanno costruito storie assolutamente moderne.

Non hanno aggiunto o modificato alcunché dell’originale (se mai esistesse un solo originale nella tradizione delle fiabe e delle novelle che è orale!). Ma hanno creato qualcosa di attuale, con valori, temi e forma dell’oggi, del vissuto contemporaneo.

Il linguaggio utilizzato, a tratti, diventa slang di giovani di oggi.

Il mondo è pieno di elementi web, social e tecnologia di largo consumo.

Quello che rimane alla fine, però, è sempre lo stesso spirito toscano che, terminato lo spettacolo e tornati a casa, arriva senza dubbio anche ai nostri ragazzi: asciutto e concreto, crudele e dissacratore.

Perché la fantasia dei toscani è capace di generare, come disse Mario Luzi, “impavide proiezioni di superiore razionalità”.

 

Gli autori di “Storie crudeli, lo spirito delle novelle toscane, oggi”

Marco Vichi trasforma “L’assassino senza mano” in “Disobbediente” che è il racconto di una nonna a sua nipote sulle sue terribili esperienze di vita vissuta nei mitici anni ’60. Per capire meglio quanto dura e lunga fu la lotta della donna per la sua emancipazione. Ma anche per emozionarci per le drammatiche difficoltà narrate una volta che alle donne di quel tempo sembrò aver ottenuta la parvenza di pari opportunità e un trattamento equo rispetto agli uomini. Marco Serpieri (di solito molto generoso nei colori) usa il bianco e nero per illustrare sul fondale questa novella… e questo dovrebbe già farci capire quanta crudeltà è contenuta nel racconto di questa coraggiosa nonna…

Gianni Garamanti recupera, invece, “Dodicino”, fiaba che Carlo Lapucci incluse nella raccolta “Fiabe toscane” (ed. Mondadori, 1984). Un vero mix di fiabe, un insieme di elementi comuni a molti altri filoni narrativi (Giovannino senza paura, Puccettino, A chi primo s’adira, Il servo del prete…). La storia crudele prende il titolo “I colori del tramonto“: parla di immigrazione, di esclusione e di senso di appartenenza a una comunità, di lavoro, di violenza e soprusi, di connivenza, di intolleranza. Il pregio della novella è mostrare vizi e difetti dei buoni e dei cattivi, dei vincitori e degli sconfitti.

Anna Maria Falchi recupera “La ragazza mela”, la nota novella fiorentina. Col suo stile caustico e a tratti ironico, rende la sua storia “Melina” così ricca di messaggi e di valori che è impossibile non sentirsi un po’ più buoni al termine della narrazione. Forse il suo ascoltatore eviterà di mangiare mele per un po’ di tempo, ma il racconto della Falchi rispecchia bene l’esemplarità e la logica delle fiabe, antiche e moderne.

Enzo Fileno Carabba, invece ha preso come ispirazione la più nota fiaba toscana, con più repliche e copie al mondo, “Bellinda e il mostro”. Con la sua “Bellezza in scatola” ha creato un testo con personaggi che combattono più dall’interno del loro pensiero che contro nemici reali. Sconquassati a livello psicologico, tra ossessioni e compulsioni, timor panico e ansie da prestazione, i protagonisti avranno il loro penare per risolvere intricati casi.

Marco Serpieri è nato a Rimini il 12 agosto del 1969. Grafico, web designer e, soprattutto, illustratore dal 1998. La sua formazione è scientifica e artistica, insieme. Ha illustrato 3 libri per Mondadori Ragazzi e 3 diari per la Fondazione Nazionale Carlo Collodi.