Identity

«È davvero così, gente!»: un omaggio a Boris Vian (1920-2020)

È davvero così gente

Boris Vian nasce il 10 marzo 1920, per caso, sulla porta di una clinica ostetrica chiusa per uno sciopero contro il calo delle nascite. Sua madre vorrebbe tenerlo ancora altro tempo dentro di sé. Del resto, si può anche capire… ci troviamo tra due guerre enormi e va per la maggiore un ometto basso, con i baffetti alla Hitler (che è proprio Hitler!).

Il tuttartista

Il cuore di Boris Vian ha una malformazione congenita e il tempo a sua disposizione per capire cosa fare nella vita è molto ridotto.
E allora decide di andare a cento all’ora: vestire i panni dell’artista a tutto campo. Diventa un tuttartista, molto diverso dagli altri esistenzialisti che vanno di moda alla sua epoca. Loro si accoppiano a più non posso e fanno di un cocktail già una filosofia. Invece, Vian mette al primo posto le opere di Alfred Jarry: un drammaturgo proto-surrealista, sconosciuto ai più.
Per sbarcare il lunario fa il trombettista, l’attore, il critico musicale, il traduttore, il saggista e l’organizzatore di serate scombinate in cantine piene di fumo, alcol e belle ragazze (les caves di Saint-Germain-des-Prés, a Parigi).
Vian scrive romanzi, poesie e canzoni.

“È davvero così, gente!” lo spettacolo che è l’omaggio a Boris Vian

Gianni Garamanti scrive nel 2019 un testo per teatro di prosa che è un omaggio a Boris Vian: il 2020, infatti, è il centenario della nascita dell’autore francese. Un unico atto, segnato dai ritmi della musica jazz che è quella preferita dallo scrittore.
Nella vita del tuttartista scompaiono le ore e i minuti e i secondi. Rimangono i quadri, quelli di uno spettacolo teatrale che è metafora fantasiosa della vita stessa dell’autore francese. Un oroloquadro scandisce il susseguirsi dei quadri, in attesa che, da un momento all’altro, un batterista prenda il tempo tutto per sé con le sue bacchette.
Boris Vian balla lo sbircia-sbircia con una donna e subisce gli effetti ansiogeni dell’amore esclusivo.
Sì, perché a complicare le cose arriva anche Miranda (e sul palco fanno due, per tacer del Cane! e quindi tre). Miranda vuole Boris tutto per sé. Lei non è affatto seguace dell’amore ripetuto infinite volte e senza importanza. Forse non conosce neanche il maestro Alfred Jarry, che imporrebbe d’accoppiarsi come essenziale attività oltre all’arte.

Boris Vian sogna di diventare un vero artista, accoppiarsi con una donna ogni quadro della sua vita/spettacolo e, finalmente, suonare la sua tromba quando lui è solo lui sceglierà di morire.

Miranda, invece, vuole che Boris viva ancora per molti altri quadri della loro vita (che è lo spettacolo stesso), vuole che lui la sposi e che si accoppi solo con lei.
Dunque, nasce una battaglia senza esclusione di colpi perché Boris e Miranda vogliono vincere la strana scommessa per vivere la loro vita insieme all’altra persona, anche se in modalità differenti.

La musica

Boris Vian - CD
“Jazz a Saint Germain des prés” di Boris Vian (CD su Amazon)

Vian continuerà a fare l’ingegnere come voleva anche sua madre, oppure diventerà BORIS VIAN, il tuttartista che, al telefono, per dire “V” potresti dire “V-come-Vian”? Una questione da non prendere troppo sul serio… d’altronde, l’importante nella vita è ascoltare le canzoni jazz e ballare lo sbircia-sbircia.

L’arte di Vian si identifica in uno strumento a fiato dal quale lui non si è mai distaccato in 39 anni della sua breve esistenza: la tromba, che chiama affettuosamente “la mia trombetta a rosolio”.

Nello spettacolo la tromba rimane ferma, immobile, poggiata su un pianoforte d’eccezione, che è diverso da tutti gli altri pianoforti. Il Pianocktail realizza cocktail sopraffini, specie quando a suonarlo è un cane bipede che è il fidato compagno di Boris Vian. Cane conosce l’artista da quando è nato perché aiutò sua madre a partorire i tremelli la mattina del 10 marzo 1920.
Cane è pianista, ma anche psicologo, esperto barista, Gesù e tante altre cose… tra l’altro, ama i Denti di Leone (i comuni fiori gialli dei prati) e, quando Boris lo porta a spasso, li divora facendosene grande incetta.

Una tradizione nuova

Nella vita e nello spettacolo, il Jazz è una “tradizione nuova”, un genere di musica erede del Charleston degli anni ‘20, il mito dei Duke Ellington e dei Miles Davis che accolgono l’invito di Vian a suonare nelle Caves di Saint-Germain-des-Prés a Parigi.

In quegli anni, siamo nei ’50, nascono band come il Quartet du Hot Club de France e si scrive tantissimo di musica e di nuove idee di composizione.
Il Jazz, dunque, la fa davvero da padrone e Boris Vian vive nei club di Cafè de Flore, al Tabou, al Saint-German. Tutti veri incubatori di questa nuova tradizione e, allo stesso tempo, il punto di ritrovo per intellettuali di tutti i tipi (Jean-Paul Sartre, Albert Camus, Simone de Beauvoir, Raymond Aron, Raymond Quenau, e poi anche Merleau-Ponty, Pichette, Kaplar, Lemarchand, Robert Desnos, Paul Eluard, il regista Jean Vilar….).

Lo spettacolo “È davvero così, gente!” si svolge nello spazio senza tempo di uno di questi club, uno a caso, in una grande città che è stata appena liberata ma che non è mai citata.

Il teatro e la vita di Boris Vian

Il mondo è da costruire, poi è costruito in modo caotico e divertente. Diventa, alla fine, un grande teatro con personaggi che si riciclano senza soluzione di continuità, senza una precisa regia, né una guida, un fine ultimo. L’esistenza di Vian, del suo fedele compagno cane e di Miranda diventano ovvie e disperate.
La vita è sostenuta da accessori bizzarri come il pianocktail, un appendiabiti sospeso meravigliosamente in aria (l’appendinaria), sedie che piangono, tavoli che mugolano, una vecchia poltrona a forma di cono (la peraltro molto comoda poltronica) e certi racconti che lasciano il segno e che fanno pensare a un teatro di narrazione anziché di prosa come presentato all’inizio.

E tutto questo fino al momento in cui il tempo smette di procedere regolare. Quando invece si dilata e poi rallenta, allora, lo spazio in cui vivono i tre protagonisti diventa sempre più stretto, buio, arido e freddo. La luce di una lanterna giapponese sostituisce il sole dopo che una nebbia blu afrodisiaca (afrofottiaca, come direbbe Vian) ha lasciato tangibili segni sulla città…

Non esistendo la quarta parete, il pubblico è visibile a Vian fino alla fine dello spettacolo della sua vita. Atterrisce e gioisce insieme a lui. Partecipa alla scommessa tra Miranda e Boris come a un gioco di ruolo che è la vita di tutti noi, pronti a saltare insieme ai due innamorati su una mina a balzello, una terribile mina antiuomo che Vian chiama Betty Boop.

Quando ci sali sopra… quando sali su una mina del genere, che non può essere disinnescata… dopo un po’ è come se ti salissero su per le gambe delle formiche, e sei costretto a scendere. Allora, l’ordigno esploderà.

E questo è davvero tutto, gente! That’s all, folks!

Intervista italiana a Boris Vian