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«Storie crudeli» lo spirito delle novelle toscane, oggi

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Con il contributo di Fondazione CR Firenze, il progetto “La novella ‘un è bella se sopra ‘un ci si rappella” (Nuovi Pubblici 2018) è diventato una rassegna di spettacoli dal titolo “STORIE CRUDELI – Lo spirito delle novelle toscane, oggi”. Da febbraio a giugno 2019, in scena all’Impruneta, alla Rufina, a Montespertoli e all’Antella. Poi la chiusura del primo ciclo e nel 2019 in giro per l’Italia!
Lorenzo Degl’Innocenti (che firma anche la regia) porta sul palco le novelle scritte da Marco Vichi, Gianni Garamanti, Anna Maria Falchi e Enzo Fileno Carabba. Aldo Gentileschi suona la musica dal vivo e accompagna Lorenzo nella narrazione.

Fin dalle sue origini, la novella è una comunicazione narrativa edificante. Il genere letterario è rivolto più a un ascoltatore che al lettore perché l’obiettivo è spingere al bene, alla virtù, alla rettitudine. Soprattutto con l’esempio, narrare una novella serviva a rafforzare il carattere di un giovane, approfondire la sua vita morale.

La novella si narra, da sempre, a voce alta a chi ne ha più bisogno: ai piccoli di una comunità, a chi deve acquisire esperienze importanti. Anche il luogo, nel quale narriamo le storie, ha caratteristiche fondamentali per la buona riuscita dell’edificazione morale: davanti al rassicurante e caldo fuoco del camino, sotto il tepore di coperte nel proprio comodo letto. Di notte…

Novelle toscane, oggi: edificazione e spettacolo

Italo Calvino, Carlo Lapucci, Vittorio Imbriani… tutti i più grandi esperti di tradizione orale che s’impegnarono in organiche raccolte di fiabe popolari locali. Scrittori che giunsero fin oltre quanto loro commissionato dagli editori del tempo. Perseguivano il fine di tramandare, nel rispetto della tradizione, valori innati delle nostre comunità. E, insieme, riuscirono a farci conoscere e riconoscere nei caratteri salienti dei nostri antenati. Con le novelle, fecero partecipi della forza e della volontà di indicazioni morali soprattutto i lettori del loro presente.

Ma le novelle, oggi, hanno lo stesso potere di una volta?

Si dice che il tempo è tiranno. Un vero tiranno. Spesso è un mostro che ruba le occasioni migliori e impedisce di ascoltare con attenzione chi narra una storia. Il tempo tiranno fa sottovalutare il bello del vedere e fa sì che rimaniamo sempre connessi in rete, standocene alla larga dai luoghi dove si potrebbe ascoltare e seguire una storia ancora alla vecchia maniera: dal vivo. Il tempo scorre veloce ovunque, portando via con sé antiche tradizioni e vecchi racconti. C’è dunque il rischio che al teatro vada sempre un numero minore di spettatori.

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Il cast di “Storie crudeli”: Lorenzo Degl’Innocenti, Aldo Gentileschi e Marco Serpieri, Marco Vichi e Enzo Fileno Carabba, Anna Maria Falchi e Gianni Garamanti

Per quanto riguarda le novelle, quelle narrano un lontano passato. Possono essere lette per studio, ma l’arousal, cioè l’attenzione che destano oggi, è ridotto al minimo storico… perché? Per iscritto, le storie (che definiamo per target Middle Grade o, al massimo, Young Adult) richiedono ritmi e contesti del tutto differenti dalle fiabe raccolte dagli autori di cui prima abbiamo lodato il lavoro.

Nuove storie per antiche novelle

Oggi, quattro autori toscani recuperano le logiche di esemplarità delle novelle toscane e maneggiano con cura la narratologia tradizionale. Il primo a accettare la sfida è Marco Vichi (che cura l’organicità del progetto editoriale di “Storie crudeli”). Poi Enzo Fileno Carabba e Anna Maria Falchi. Quindi Gianni Garamanti, che aveva già scelto il tema delle cattive novelle toscane durante lo sviluppo del progetto poi risultato vincitore nel Bando Nuovi Pubblici della Fondazione CR Firenze.

Questi autori operano elisioni e fanno aggiunte, trasformano contesti e creano nuovi personaggi. Esperimentano inconsueti punti di vista e adottano prospettive attraverso cui stimolare meglio e “attivare” il lettore, ma soprattutto l’ascoltatore contemporaneo. Questi sono i nuovi pubblici delle novelle di oggi.

Ogni storia è frutto del duro lavoro di scrittura finalizzato a preparare un terreno privilegiato all’incontro e allo scambio tra le narrazioni d’infanzia e le biografie adulte, quelle che, altrimenti, avrebbero sempre radici altrove.

In scena

La drammaturgia è una scrittura a metà. Le storie vengono scritte per essere messe in scena e recitate su un palco. Non vivono quindi per tutta la loro essenza, se ci limitiamo a leggerle su un pagina. L’attore Lorenzo Degl’Innocenti è un professionista e sa bene cosa significhi imparare un testo, studiarne i cardini di espressione artistica e trasmettere un senso che è in testa al drammaturgo. Vuol dire che dovrà sempre analizzare i pubblici presenti, capire a chi si sta rivolgendo e cambiare tono, modificare le situazioni e variare i ritmi di narrazione.

Gli spettacoli sono 10 e impegnano 5 luoghi dove si fa teatro. Sale istituzionali, teatrini delle scuole o auditori… non importa dove. L’importante sono i destinatari di questo progetto co-finanziato da Fondazione CR Risparmio (bando Nuovi Pubblici 2018).
Per i giovani spettatori delle scuole secondarie di primo e secondo grado sono previste tante sorprese perché, ogni volta, lo spettacolo potrebbe essere più emozionante, oppure più coinvolgente, la resa più brillante o paurosa.

Tutto ciò è chiaro fin dall’inizio. Già dalla prima mattina, riservata ai ragazzi delle scuole di Impruneta e Tavarnuzze: il Centro dell’Antica Fornace Agresti si è colorato di emozioni difficili da prevedere. La risposta (arousal, appunto) del giovane pubblico è stata sorprendente. Il silenzio nell’attesa della storia, l’ansia di sapere come andava a finire e il coinvolgimento dei quasi 100 spettatori che hanno battuto le mani a ritmo del rap cantato da Lorenzo Degl’Innocenti.

Dipende tutto dall’empatia del narratore, da Lorenzo Degl’Innocenti. Esattamente come ogni narrazione delle fiabe antiche andava di pari passo alla nostra condizione di ascolto e alla connessione (neural coupling) tra chi narrava e chi ascoltava…

 

Per saperne di più, visita il sito ufficiale di “STORIE CRUDELI – Lo spirito delle novelle toscane, oggi

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