Identity

L’esistenzialismo al tempo dei tweet

Esistenzialismo

Un evento prodotto dal MUNAR è “Giocando a nascondino con nessuno”. L’intero evento si compone di masterclass di un noto scrittore, segue un momento conviviale (apericena) e, ultimo ma non ultimo, uno spettacolo dal vivo che prende il nome dell’evento stesso. Filo rosso che unisce le tre parti è l’esistenzialismo… Si fa presto, però, a dire esistenzialismo! Per cominciare bisognerebbe dire che ognuno di noi è esistenzialista quando assume un atteggiamento esistenziale, cioè quando è pervaso, combattuto, sopraffatto, da un senso di disorientamento. Quando siamo confusi o terrorizzati di fronte al mondo che cambia, cediamo all’esistenzialismo? Se tutto ci appare privo di significato, perfino assurdo, possiamo dirci esistenzialisti? E quando la luce diventa una fitta rete lattiginosa di raggi luminosi e opalescenti?

Vediamo ombre che coprono di grigio i discorsi della gente intorno? Forse la malinconia pervade già i nostri pensieri, in ogni momento di smarrimento, increduli che il dolore possa spuntarci più da dentro piuttosto che essere la conseguenza di sofferenze reali. L’ansia di confessare, alla fine, che la vita è “troppo”, che non ne vale la pena.

Vivere o Esistere?

In momenti del genere sembra così innaturale vivere e rischiamo di mettere in dubbio il nostro istinto di sopravvivenza. L’Universo, però, deraglia spesso rispetto alle nostre attese. I suoi binari viaggiano paralleli verso un punto lontano, indistinguibile. I valori sono proprio là, occorre cercarli. E anche questa è una fatica eccezionale: un po’ come portare un macigno su un monte e poi farlo rotolare giù, dall’altra parte. Un’assurdità che si rivela nel mito di Sisifo e che può di nuovo esserci fatale nella ricerca di una vita con un buon livello di serenità. Come fare?

Nel Novecento, per circa i primi venti anni dopo la seconda guerra, la fascinazione nei confronti del pensiero esistenzialista fu straordinaria, addirittura uno stile di vita, che coinvolse e sconvolse le arti e le conoscenze del sapere. A quei tempi, la psicologia scientifica fiorisce in ramificazioni profonde e aiuta, come aveva fatto la filosofia nell’Ottocento, a dar supporto ai soggetti che si pongono l’annosa questione di cosa significhi essere al mondo.

Esistenzialismo nel tempo

Andando indietro nel tempo, parlavano d’inadeguatezza dell’individuo e di vie di fuga anche Stoici, e Socrate e Lucrezio, dei quali leggiamo con vivo interesse sull’Essere e sul Non-essere, che poi è come dissolversi o esserci con la consapevolezza di non essere in grado.

Ecco, esistenzialista è chi pensa, parla e scrive, canta e musica riferendosi a questo sentirsi dentro e, naturalmente, alle sue conseguenze nell’esistenza umana: nient’altro che un modo per comprendere l’incomprensibile e tornare a capo. Tutte le volte, come Sisifo.

Lagnarci della nostra insufficienza si fa da tempi remoti. Meglio prendere coscienza della lunghissima linea sottile esistenzialista che si è da sempre contrapposta alle categorie, dipanata sotto, a volte accanto, affiorando sempre fugace, rispetto alle grandi correnti e movimenti di pensiero.

“Io non posso essere se non ciò che sono”

Chi afferma “Io non posso essere se non ciò che sono”, rifiuta il sapere assoluto e apre alla Cura, alla ragione e al piacere. Quasi per evitare di farci troppa paura, l’esistenzialismo si rivela come traccia nascosta tra le più importanti aree della conoscenza e dell’arte, quasi un movimento d’ispirazione umanistica.

Intorno al primo secolo d.C. un filosofo greco chiamato Epitteto immaginava il mondo che abitiamo come una casa in fiamme invasa dal fumo: “Se il fumo non è soffocante, rimaniamo chiusi dentro e ardiamo con la casa; se, invece, il fumo diventa soffocante, ce ne andiamo (morendo, ndr)”.

Un angosciante elogio al libero arbitrio, che porta a scegliere tra due modi di risolvere l’esistenza. Pur sempre una prospettiva del mondo senza giudizio, senza veli ma, a guardar bene, nemmeno troppo negativa.

Giocando a nascondino con nessuno

Chi segue l’idea della verità, come Pirandello come Kafka o Buzzati (sono loro i testi dell’evento del MUNAR “Giocando a nascondino con nessuno“), si mette alla ricerca di una serenità dettata dalla coscienza di sé.
Si pone delle domande e prova il vuoto delle risposte ma sa che non c’è illusione e quindi pervade la propria vita di una fedeltà al proprio ragionamento, solo.

Sfido io che facciamo fatica a immaginare Sisifo che sorride! La sua mansione è dolorosa e senza soluzione di continuità. E allora? Esistenzialismo fa davvero rima con Negativismo? No.

Il posto ideale per esistere

Noi sappiamo che il posto ideale ci è negato o, semplicemente, non esiste. Questo è un fatto che non nega la possibilità, però, di godere i nostri sentimenti, le piccole soddisfazioni raggiungibili e vere, del piacere che è forza creativa della vita.

Il piacere che è più dell’amore perché è l’unica forza in grado di opporsi alla distruttività del potere e perché si basa sull’esperienza.

Siamo tutti Sisifo!

Vogliamo, allora, pensare al mitico personaggio e più astuto dei mortali: Sisifo. È una persona tal quale a noi tutti, uno che cerca di gustarsi le sensazioni che prova. Quando non capisce perché il mondo confligge con messaggi brevi da 280 caratteri o prende decisioni prive di analisi, just in time, contro la buona qualità di vita di ognuno di noi.
Sisifo può appagarsi nel fatto che il mondo è insensato e, se forse ne sorride, è perché è certo anche della sua fine.
Che poi, però, segna sempre l’inizio di un’altra esistenza.