Fino a domenica 3 maggio 2026 è possibile dare la propria preferenza (qui e sul canale Whatsapp), scegliendo tra i tre libri proposti per GUT! di lunedì 8 giugno dal Museo della Narrazione, da Libraccio e da Marco VICHI, lo scrittore nostro ospite!
Per questo ultimo incontro del circolo di lettura psicologica prima dell’estate, la terna di opere tra cui scegliere è composta da autori che raggiunsero tutti e tre la fama negli anni ’30-’50, avevano origini familiari di immigrati e uno stile diretto e autobiografico, oltre che un forte legame con la vita quotidiana di persone semplici ma mai descritte in modo banale.

I tre libri tra cui scegliere per GUT!
Gli operatori del Museo della Narrazione – APS e della libreria Libraccio indicano sempre tre opere che comprendano le seguenti caratteristiche: un tempo di lettura adatto all’intervallo tra un GUT! e l’altro (quattro o cinque settimane); una storia che abbia sempre un chiaro sviluppo psicologico di uno o più personaggi; un romanzo che sia stato scritto o ripubblicato in tempi recenti.
È possibile esprimere la preferenza (anche al massimo per due libri) qui sotto e sul canale Whatsapp.
Scopriamo i tre autori e le loro opere
Alba De Céspedes, William Saroyane John Fante sono autori che piacciono tantissimo all’ospite di GUT! di giugno, Marco VICHI che cita spesso: William Saroyan soprattutto in “Nel più bel sogno”; Alba de Céspedes con il commissario Bordelli che è un suo appassionato lettore; John Fante in vari riferimenti soprattutto nei dialoghi dei personaggi creati dallo scrittore fiorentino.
Alba de Céspedes (Roma 1911 – Parigi 1997), figlia dell’ambasciatore cubano in Italia, cresciuta in una famiglia poliglotta, colta e progressista, esordì nel 1935 con i racconti di L’anima degli altri, seguiti dai romanzi Nessuno torna indietro (1938), Dalla parte di lei (1949), Quaderno proibito (1952), La bambolona (1967) e Nel buio della notte (1976). Partigiana, fondò nel 1944 la rivista «Mercurio»; nel dopoguerra si dedicò anche alla scrittura per cinema, teatro, radio e televisione.

«Ho fatto male a comperare questo quaderno, malissimo. Ma ormai è troppo tardi per rammaricarmene, il danno è fatto»: con queste parole inizia il suo diario Valeria Cossati, la protagonista di questo romanzo, una donna della classe media nell’Italia degli anni Cinquanta. Poco più di quarant’anni, due figli grandi, un marito disattento, un lavoro d’ufficio che svolge senza apparente passione, Valeria è assorbita dal ritmo “naturale” della quotidianità piccolo-borghese, schiacciata, senza quasi rendersene conto, tra i suoi ruoli di moglie, madre, impiegata. Nello spazio proibito della scrittura, Valeria scopre i conflitti sotterranei che pervadono la sua esistenza, le aspirazioni frustrate, i risentimenti nascosti; dà voce a una vita interiore da anni sopita, esprime una propria individualità, una precisa coscienza rivelata dai gesti e dai pensieri della vita quotidiana.
William Saroyan (1908-1981) è stato probabilmente l’unico scrittore della storia a rifiutare il Premio Pulitzer, con la seguente motivazione: “Sono fiero che i giurati abbiano pensato a me: peccato che abbiano scelto l’opera sbagliata”. Eclettico, istrionico ed egocentricissimo, Saroyan nacque povero e divenne ricchissimo vendendo a Hollywood i diritti cinematografici di alcune sue opere. Praticamente certo che non sarebbe mai morto, decise di lasciare tutti i propri beni a una fondazione che porta il proprio nome perché non venisse dimenticato. La commedia umana è la sua opera più celebre, e nella collana Gli alianti è stata ristampata dodici volte.

«Quel bambino di nome Ulysses Macauley, un giorno se ne stava a guardare il buco della talpa nel giardino dietro casa, in Santa Clara Avenue, a Ithaca, California».
Tutti, nella famiglia Macauley si dedicano con energia a quel che va fatto a casa, lontani dal fronte della Seconda guerra mondiale che ha già portato via il padre capofamiglia e il fratello più grande. Homer fa il portalettere e si rivela il messaggero più veloce della West Coast. Entra così, leggero e deciso, quasi volando, nel mondo degli adulti. Prende sul serio le cose e i sogni per diventare qualcuno, anzi, capire di esserlo già. Sullo sfondo, i colori della California, una banda di ragazzini vispissimi, negozianti armeni, giganti buoni, primedonne giramondo. John Fante disse di di Saroyan che “la sua mano è piena di rabbia armena e americana: la sua scrittura è fantastica e lirica fino all’ultimo punto, all’ultima virgola.
John Fante nacque a Denver (Colorado) l’8 aprile 1909, figlio di un abruzzese emigrato in America nel 1901, e morí l’8 maggio 1983. Einaudi ha pubblicato: Chiedi alla polvere, Sogni di Bunker Hill, La confraternita dell’uva, La strada per Los Angeles, Aspetta primavera, Bandini, Dago Red, La grande fame, Le storie di Arturo Bandini, 1933. Un anno terribile, A ovest di Roma, Bravo, burro! e Lettere.

«Chiedi alla polvere è un romanzo costruito su tre storie. Immaginate di fondere le tre storie, fate muovere il protagonista e otterrete Chiedi alla polvere. Ammesso, naturalmente, che abbiate un talento bestiale». Così scrive Alessandro Baricco nella intro del libro. Questo è invece quello che disse Fante della prima storia del suo alias Arturo Bandini: «Il titolo è Chiedi alla polvere perché in quelle strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, una polvere che non fa crescere nulla, una cultura senza radici. La furia cieca di un popolo senza speranze, alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non può raggiungere». Chiedi alla polvere è il romanzo delle passioni di Arturo Bandini: per la scrittura, che lo spinge per le strade di Los Angeles in cerca di vita da mettere sulla pagina; per l’amore, che lo porta a intrecciare una relazione fatta di ossessione, tradimenti e cuori feriti con una giovane cameriera messicana. Il capolavoro di John Fante.





